AEROPORTO DI PERUGIA. IL VERO PROBLEMA CHE NESSUNO VUOLE VEDERE
aeroporto-PG
aeroporto-PG

 

Le modifiche dell’operativo voli (cancellazioni e rinvii) da parte di alcune compagnie aree, che nei mesi scorsi avevano pianificato la propria attività sull’aeroporto S. Francesco d’Assisi, hanno suscitato un acceso dibattito a livello politico, turistico, di governance tecnica etc. Con la presente nota intendiamo contribuire costruttivamente a tale dibattito discutendo contenuti esclusivamente tecnico-turistici.

Facciamo presente che quanto segue è parte di una riflessione più ampia da noi presentata documentalmente all’allora presidente SASE Fagotti a settembre 2015 e nei mesi successivi partecipata a diversi livelli politico-istituzionali.

L’aeroporto S. Francesco è origine-destinazione con successo per alcuni voli e non per altri. Da cosa dipende la scelta del network di collegamenti e da cosa la differente performance, documentabile dati alla mano, dei voli attivati? Semplicemente dal fatto che in alcuni casi esiste una domanda che viene effettivamente soddisfatta dall’offerta proposta, in altri casi no. Proporre voli che non interessano nessuno ha un unico risultato: produrre perdite per le compagnie! Ovviamente, a fronte di mercati (cioè vendite) inesistenti, queste non possono che ritirarsi. Non crediamo che di ciò possa stupirsi nessuno.

Non ha molto senso mantenere operativo un aeroporto per il solo fatto che ormai esiste. Esso deve trovare sostenibilità perseguendo degli obiettivi di sistema. L’aeroporto S. Francesco ha lo scopo di far volare gli umbri (outgoing) o coloro che in Umbria desiderano venire (incoming)? Noi riteniamo che il secondo scopo debba essere quello prevalente (sebbene non esclusivo), scopo conseguibile tipicamente solo se il territorio è in grado di proporre un’offerta turistica adeguata alla domanda dei mercati (per ora solo potenziale). In altre parole occorre progettare prodotti turistici (offerta) per mercati specifici (domanda) e solo dopo cercare compagnie disposte a volare anche in ragione delle azioni di promozione e commercializzazione di offerte turistiche che la destinazione Umbria ha deciso di proporre su quel mercato. Fare viceversa, cioè scegliere prima i voli e poi chiedere agli operatori di vendere qualcosa ai turisti, significa mettere il classico carro davanti ai buoi.

Riteniamo dunque che la generazione di una effettiva domanda turistica in incoming verso l’Umbria non possa che scaturire da un’alleanza tra operatori turistici del territorio in grado di suggerire al marketing aeroportuale concreti mercati target.

Il team di Incipit Consulting

data pubblicazione: 27/06/2018